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DAHMER e i suoi incubi

Retrospettiva sulla serie Netflix più discussa dell’ultimo anno sul serial killer Jeff Lionel Dahmer.

Jeffrey Lionel Dahmer è un serial killer vissuto negli anni 90 a Milwaukee. Tra il 1978 e il 1991 ha compiuto diciassette omicidi prevalentemente di giovani ragazzi di colore (DAHMER e i suoi incubi).

Su netflix negli ultimi due mesi è uscita la serie di dieci episodi che racconta la vita di questo “mostro”, dalla sua infanzia fino all’epilogo di una storia terribile e cruenta.

La serie ha sollevato molteplici polemiche, nate dal fatto che la serie non solo racconta i fatti crudi e violenti di cui

Dahmer si è reso protagonista, ma ne entra in profondità,

assumendosi il difficile compito di sondare l’animo complesso e a tratti incomprensibile di un essere umano che è arrivato a compiere gesti tremendi e senza pietà.

DAHMER e i suoi incubi

Sembrava che la figura dell’omicida fosse esaltata in questo modo, quasi sollevata dalle responsabilità per le sue colpe,

addossandole alla famiglia e alle privazioni affettive di cui si è trovato suo malgrado a dover gestire le conseguenze.

Troviamo che sia interessante invece analizzare nel dettaglio la reale portata di questa serie, che è tutt’altro che un inno al “lato oscuro” umano o alla discriminazione razziale.

Non c’è nulla a nostro avviso, che ci porti a dover ritenere non idoneo un prodotto invece,

secondo il nostro parere, calibrato e anche piuttosto critico verso la polizia e il sistema di controllo della legalità statunitense.

Dahmer è un bambino sensibile e fondamentalmente solo:

con una famiglia problematica e una madre che, già quando era nel suo grembo, non provava amore per questa creatura che in realtà non desiderava.

Ne deriva un’infanzia legata all’amore per la dissezione dei cadaveri degli animali che il padre cerca di trasmettere il figlio che già dimostrava una propensione ad amare quel genere di pratica.

Questo strano modo paterno di dimostrare affetto verso un figlio che tendeva a divenire introverso, porterà Dahmer sulla soglia di un percorso che inesorabilmente,

e lentamente, lo indirizzerà verso un baratro di profondità insondabili e irraggiungibili.

La mente di un bambino sconvolta da una madre drogata ed assente, depressa, un padre che non voleva la famiglia, o almeno quella moglie e quella famiglia.

Due esseri umani hanno il diritto di considerarsi genitori anche quando non sono in grado di rivestire un ruolo così importante di una delicatezza enorme?

Netflix

educare, amare e crescere un nuovo individuo non sono compiti facili e così scontati da portare a termine.

Episodio dopo episodio si impara ad ascoltare ed osservare e soprattutto, maturano nella coscienza dello spettatore il dissenso e lo stupore per la negligenza del sistema politico e di sicurezza americano:

poliziotti che lasciano andare minorenni con una lobotomia iniziata, nelle braccia del loro stesso carnefice, solo probabilmente perché asiatico o di colore.

Cannibale, maniaco, deviato sessualmente, si compie un viaggio nella mente contorta e perversa

di un uomo che trovava eccitazione solo davanti cadaveri e lucidi organi, e soprattutto giovanissimi e di etnie diverse dalla sua.

La serie non è affatto priva di sensibilità verso le famiglie delle vittime anzi tutt’altro: nel ripercorrere nel dettaglio le vicende,

rispettando anche abbigliamento e somiglianze fisiche, crea uno sdegno nello spettatore e una vicinanza al dramma di portata enorme che scaturisce dalla visione di questa storia.

Netflix nuovi film e serie tra gli incubi di Jeffrey Lionel Dahmer.

Dahmer è una serie documentaristica che consigliamo perché apre uno squarcio nelle nostre sicurezze:

l’equilibrio sui cui ci muoviamo ha, in realtà, delle fondamenta molto più sottili di quanto si pensi.

Non basta cercare di perseguire il “bene” ma bisogna sperare di non far assorbire al nostro essere imperfetti uomini e donne,

le privazioni o gli errori di chi ci cresce o di coloro con cui veniamo in contatto successivamente.

Dahmer non ne esce eroe: è una sconfitta della nostra società, o ancora più generalmente, del nostro genere umano.

C’e’ una differenza enorme tra un mandante mafioso e uno psicopatico killer.

La coscienza e il motore che muove i delitti in questi due casi è totalmente diverso: nel primo caso è una coscienza spietata,

opportunista ed egemonica a muovere gli omicidi tutti motivati dal potere e la brama di soldi.

Nel secondo caso la volontà offuscata e delirante di eliminare una persona è originata

da una malattia mentale che non vuole essere un giustificativo ma piuttosto una motivazione di cui tenere conto,

Jeffrey Lionel Dahmer

e che potrebbe venir utile in indagini future sul bisogno d’amore,

del contatto sensoriale ed emotivo che l’essere umano ha sin dai tempi embrionali.

Consigliamo la visione di questa serie che non regala nulla, che è un ritratto crudo e veritiero su quello che successe,

che utilizza anche immagini dure e dirette ma che hanno l’unico scopo di scuotere le coscienze su quello che non dovrebbe più succedere:

la chiusura della società verso un problema mentale, la discriminazione razziale,

il bigottismo che porta spesso a negare piuttosto che affrontare una realtà scomoda e difficile.

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Monica Falconi

Nata a Roma nel 1977, inizia a cavalcare le tele dello palcoscenico nel 2006. Frequenta il laboratorio teatrale di Paolo Perelli, la scuola di teatro del Teatro Dafne di Ostia e il corso di formazione attori di Claudio Bocccaccini. Inoltre aggiunge stage e ulteriori laboratori sulla commedia dell'arte e altre modalità performative. In scena la possiamo trovare con numerose commedie (Tra cui spiccano quelle dell'attore e regista Luca Franco) portate anche in tournée in Italia e lavori come monologhista sia drammatica che comica. Dirige insieme a Mauro Ballanti la compagnia Palcoscenici.View Author posts

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