«Scusi, lei quant’è alto?» A teatro posti assegnati in base alla statura

Fine di un incubo? No, proprio incubo non lo si può chiamare, ma fastidio, grande fastidio, sì. Quello di ritrovarsi a teatro, esattamente nella poltrona davanti, una signora con un alto cespuglio di capelli, una vecchina magari neppure tanto alta ma con baldanzoso cappello, oppure uno spilungone o un crinuto gigante. I quali, peraltro, trovandosi magari in una situazione non molto diversa, muovono il capo ora di qua ora di là costringendo, chi sta dietro, a muoverlo ora di là, ora di qua per riuscire a intravedere qualcosa dello spettacolo.

Quanti centimetri? – Al Piccolo Teatro di Milano – dove di per sé le poltrone non sono il massimo della comodità – d’ora in poi non sarà più così: prenotando, infatti, bisognerà indicare la propria altezza e il programma elaborato per l’esperimento – che comincerà tra pochissimo – la indicherà sulla pianta della sala di modo che si potrà scegliere fila e poltrona sulla base dei propri centimetri, evitando di finire dietro qualcuno che ne misura di più: a ciascuno il posto giusto, dunque, che gli permetterà di vedere perfettamente il palcoscenico, senza ingombro di cappelli o capelli lungo la sua traiettoria visiva.

Alti e bassi – Il meccanismo, in versione più sofisticata, è simile a quello che si usava un tempo in classe affinché tutti potessero vedere la lavagna: i piccoli – sfortunati perché ipercontrollati dagli insegnanti – davanti, i grandi – fortunati perché più liberi di manovrare nell’ombra – dietro. E pazienza se, almeno nelle scuole presessantottine, poi si confondevano un poco le acque, nel senso che negli ultimi banchi ci finivano per lo più gli asini e i ripetenti, alti o bassi che fossero, e i primi della classe davanti, sotto gli occhi compiaciuti dei maestri.

L’esperimento – Al Piccolo – ma è probabile che l’esperimento venga ripreso anche da altri teatri – sarà viceversa: la fortuna bacerà infatti gli spettatori dal fisico «breve» che grazie al software si piazzeranno nelle prime file a pochi metri dagli attori, mentre saranno meno favoriti dalla sorte stangoni e stangone relegati in fondo dove, ovviamente, si sente e si vede meno.
Fine dell’incomodo, del fastidio però soltanto se si potrà far conto sull’onestà degli spettatori: la speranza, insomma, è che al momento di fare la loro prenotazione non si abbassino la statura, come si tende a fare con l’età o con il peso. Almeno se la prenotazione è on line, s’intende, perché in biglietteria, sotto gli occhi di un pur distratto addetto, più di tanto non si potrà imbrogliare.

Corriere.it