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Lo sguardo di Giorgio Morandi sulle cose. Un film, a cinquant’anni dalla morte

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Il 18 giugno di cinquant’anni fa si spegneva Giorgio Morandi. Poeta indiscusso del paesaggio e della natura morta, l’artista bolognese trasferì nel pennello una sensibilità tutta speciale per l’immagine, per il reale, per i rapporti armonici tra le geometrie, i toni, i volumi; cogliendo, con un movimento malinconico dell’anima, il peso specifico dei soggetti più inessenziali, la loro presenza fisica, la loro aurea ontologica ed esistenziale. Una pittura, la sua, che ebbe radici nella tradizione italiana e che pure seppe indicare una strada propria, personalissima: prima di tutto una vicenda intima, vissuta tra l’isolamento, la meditazione e l’affetto per una famiglia-nido da cui non decise mai di staccarsi.

E proprio nella casa di campagna di Grizzana, in cui Morandi trascorreva le sue estati insieme alla madre e le sorelle – oggi trasformata in una casa-museo – una rassegna celebra il ricordo del maestro bolognese, con una serie di appuntamenti in programma dall’11 luglio al 30 ottobre prossimi. Tra gli questi anche la premiére di Modus Morandi, short film inedito dello scrittore, autore e regista RAI Filippo Porcelli. Attesa per il 21 luglio, l’opera cuce insieme materiali rari di repertorio e spezzoni di girato originali, provando a intercettare la visione in soggettiva del pittore, il suo sguardo sui luoghi, le persone, gli oggetti, il paesaggio. Un film che è un viaggio nella memoria, sulle tracce di quell’empatia segreta, quel sentimento intenso e cristallino delle cose, quel risuonare silenzioso con le forme del mondo, che definì l’arte e la vita di Morandi. Oltre l’idea dell’immagine come semplice rappresentazione.

Morì, Giorgio Morandi, il 18 giugno del 1964, nell’appartamento di famiglia di Via Fondazza, a Bologna, lo stesso dove era cresciuto. Morì nella stanza in cui aveva sempre dormito e lavorato, arrendendosi a una lunga malattia. Accanto a lui le inseparabili sorelle Anna, Dina e Maria Teresa. Furono loro a raccontare di come, prima di spirare, continuasse a tracciare per aria, con un dito, quelle forme che aveva dipinto per tutta la vita, ossessivamente. Cose qualunque, pervase di grazia, sospese l’effimero e l’infinito. Barattoli, bottiglie, case, arbusti, fiori, caraffe, distese di cielo. Cantilene umanissime, bagnate da una luce spirituale.

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