“La Verità”, Daniele Finzi Pasca – dal 27 dicembre all’11 gennaio

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Piccolo Teatro Strehler (largo Greppi 2 – M2 Lanza)
dal 27 dicembre 2014 all’11 gennaio 2015
La Verità
autore, regista, co-design luci e coreografie Daniele Finzi Pasca
direttrice di creazione, produttrice e partecipazione alla scrittura Julie Hamelin Finzi
musiche sound design e co-design coreografie Maria Bonzanigo
scenografia, accessori e ideazione Hugojo e L’hugo Hugo Gargiulo
produttore esecutivo e consulente artistico Antonio Vergamini
costumi Giovanna Buzzi
co-design luci Alexis Bowles
video designer Roberto Vitalini – bashiba.com
assistente alla regia Geneviève Dupéré
make-up designer e hairstyle designer Chiqui Barbé
direttore di produzione Marc Laliberté
consulente artistico Fabrizio Arigoni
ricercatore Facundo Ponce de León
creatore di sculture coreografiche Toni Vighetto
ideatrice Carré Mariève Hémond
ideatore ruota Cyr Daniel Cyr
con Moira Albertalli, Jean-Philippe Cuerrier, Annie-Kim Déry, Stéphane Gentilini,
Andrée-Anne Gingras-Roy, Catherine Girard, James Kingsford-Smith, Evelyne Laforest,
Francesco Lanciotti, David Menes, Marco Paoletti, Felix Salas, Beatriz Sayad, Rolando Tarquini
produzione Compagnia Finzi Pasca
con il supporto di Cornercard; Grand Hotel Villa Castagnola; OSI; RSI; La Place des Arts; Maison de la Culture de Nevers et de la Nièvre; Scène Nationale de Bayonne – Sud Aquitain; Citta di Lugano; Cantone Ticino; Pro Helvetia; Caffè Chicco d’Oro; Fidinam; Ernst Göhner Stiftung
in collaborazione con ATER – Associazione Teatrale Emilia Romagna
© Salvador Dalí, Fundación Gala-Salvador Dalí

Acrobazia, teatro, danza e musica; 13 artisti in scena, riuniti attorno a un gigantesco fondale originale dipinto da Salvador Dalí. La Verità, spettacolo che la Compagnia Finzi Pasca porta in scena al Piccolo Teatro Strehler dal 27 dicembre all’11 gennaio, ha un’origine rocambolesca e intrisa di magia. La mano del destino suggerisce il nuovo spettacolo, che segue il successo internazionale di Rain (nel 2009 al Piccolo Teatro, dove Finzi Pasca torna nel 2011 con Donka): la compagnia cerca l’idea per una nuova creazione in cui “l’acrobazia prenda il volo” e Dalí è la scintilla che accende la fantasia.

Dimenticato in una cassa di legno, nel deposito di un teatro di New York, viene scoperto un meraviglioso fondale. È un pezzo unico, dipinto da Dalí negli anni Quaranta per la scenografia del balletto Tristan fou, la sua versione “surrealista” dell’opera Tristano e Isotta di Richard Wagner.
Danzato dalla compagnia ‘International Ballet du Marquis Georges de Cuevas’, il “Tristano pazzo” va in scena per la prima volta il 15 dicembre 1944 all’International Theater di New York. Per questo balletto – storia di “amore nella morte e morte nell’amore” – Dalí crea due fondali: La Forêt des idylles au printemps (La foresta degli idilli in primavera), che rappresenta due grandi figure umane in forma d’albero; L’Île de la mort en automne (L’isola della morte in autunno) ispirata al quadro L’isola dei morti di Böcklin con, al centro, tre enormi teste di cavallo, riferimento al quadro I cavalli del faraone di Herring. Il primo fondale (quello di La Verità) è la scena di apertura di Tristan fou: un’immagine impressionante, folgorante. Per i critici di allora, “troppo imponente”.
Il modellino del fondale e gli schizzi originali del paesaggio, realizzati da Dalí nel 1938 e rubati dai nazisti, dopo la guerra vengono ritrovati e affidati alla Fondazione Dalí Figueras (Spagna). Il fondale ha invece una storia diversa: terminate le repliche di Tristan fou, scompare fino al Natale del 2010, quando la fondazione europea che ne ha acquisito la proprietà contatta Finzi Pasca, proponendogli di creare uno spettacolo in cui il fondale sia parte e ispirazione. La sola condizione è che l’identità del committente resti anonima. In giacenza per 60 anni negli scantinati del MET di New York, il fondale era appartenuto a una erede del Marchese Georges de Cuevas, peraltro moglie di un Rockfeller, finanziatore della produzione originale di Tristan fou.

“È stato un regalo di Natale”, racconta Daniele Finzi Pasca. “Il fondale è enorme, di una bellezza mozzafiato. Un vero Dalí in scena”. Ed è appunto attorno a questo pezzo unico che si sviluppa l’idea dello spettacolo, una storia surreale di “mani con dita lunghissime, ombre che deformano le proporzioni; colori rosso sangue, bianco e il blu del mantello di Maria; scale sospese nel vuoto, equilibri impossibili, corpi che si dislocano, piume e paillettes, come se la storia prendesse vita in un vaudeville decadente nel quale un direttore cerca idee per risollevare le sorti della baracca”.