Bianco e nero

In questi ultimi mesi, in Italia, si assiste a continui sbarchi di persone che dal sud del mondo si riversano in Italia nella speranza di riuscire ad ottenere una vita migliore di quella che avevano nei loro Paesi d’origine.
A causa di questi continui arrivi si verificano episodi di intolleranza che coinvolgono italiani, stranieri residenti ed immigrati clandestini e, per evitare questi problemi, le associazioni di volontariato e lo Stato intervengono, cercando di stemperare la tensione, con la figura della mediatrice culturale.
Il cinema, sempre un passo avanti alla realtà, ha dedicato a questa figura professionale un film dal titolo molto esplicito Bianco e Nero, datato 2008, diretto da Cristina Comencini con Fabio Volo e Ambra Angiolini nel ruolo dei protagonisti principali.
Elena, interpretata da Ambra Angiolini, è una mediatrice culturale e considera il suo lavoro una ragione di vita tanto che, la sua attività, non si esaurisce negli orari d’ufficio ma va oltre coinvolgendo il marito, Carlo impersonato da Fabio Volo che si occupa di elettronica, nei suoi impegni lavorativi e costringendolo a presenziare a serate di beneficienza nelle quale si sente, palesemente, fuori posto.
Durante una di queste serate Carlo conosce Nadine, una bellissima donna di colore moglie di un collega di Elena, con cui si scopre complice fin dal primo sguardo mentre il marito, relatore della serata dedicata ai problemi del continente africano, affascina la platea con i suoi modi di fare.
Nonostante gaffe ed equivoci l’intesa fra i due è sempre più evidente arrivando a sfociare in un amore travolgente che legherà le difficoltà, per entrambi, di una relazione extra-coniugale a quelle di un amore inter etnico; a questo punto la reazione dei bianchi come quella della comunità degli stranieri è identica: pregiudizio e paure nei confronti di persone di nazionalità diversa.
Al film assegno 3su 5; nonostante sia uscito del 2008 lo trovo molto attuale, la storia è bella, anche se la regista ricorre a troppi luoghi comuni, e mette in evidenza le difficoltà di comunicazione fra persone segnate da pregiudizi di tipo razziale e fa riflettere su come, tale difficoltà, si trovi anche in ambienti socialmente agiati e considerati immuni a tali sentimenti.