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Adriana Asti al Piccolo con Cocteau

La_voce_umana_Adriana Asti_Mauro Conte
 

Piccolo Teatro Grassi (via Rovello 2 – M1 Cordusio),
dal 20 al 25 maggio 2014
Adriana Asti
La voce umana/Il bell’indifferente
di Jean Cocteau
traduzione René de Ceccatty
con Mauro Conte
regia Benoît Jacquot
scene Roberto Plate
costumi Nicoletta Ercole e Christian Gasc
luci Daniele Nannuzzi e Jacques Rouveyrollis
un progetto di Spoleto56 Festival dei 2Mondi
coproduzione Teatro Metastasio Stabile della Toscana /Spoleto56 Festival dei 2Mondi
con la collaborazione di Mittelfest 2013

Indiscussa protagonista del teatro e del cinema, Adriana Asti torna al Piccolo Teatro di Milano – nella sala storica di via Rovello, dal 20 al 25 maggio – dopo il grande successo di Giorni felici (di Samuel Beckett, per la regia di Robert Wilson), con una prova d’attrice dedicata a Jean Cocteau, due atti unici al femminile sulla fine di un amore, La voce umana e Il bell’indifferente, con la prestigiosa messa in scena di Benoit Jacquot, grande regista del cinema francese, per la prima volta alle prese con le tavole del palcoscenico.
Nella Voce umana, una donna al telefono, nella sua camera da letto, aggrappata alla flebile voce dell’uomo che l’ha lasciata per un’altra. Il bell’indifferente, scritto per Edith Piaf, è un’altra declinazione del tormento d’amore, alla presenza di una muta e indifferente figura maschile. Scrive il regista: “Le due pièce si susseguono. Nessun intervallo, appena il tempo di modificare a vista la scena. L´attrice scenderà dal palcoscenico, assisterà al cambio degli arredi da una poltrona della prima fila, risalirà non appena pronta la scena”. Continua Benoit Jacquot: “Nella Voce umana un pavimento inclinato mostra l´angolo di una camera. I muri del teatro con le loro porte, scale, estintori restano visibili nell´oscurità. L´attrice, a piedi nudi, non potrà che salire o scendere sulla pendenza del pavimento. Un letto, una lampada con abat-jour, una poltroncina, un altro lume con abat-jour, un telefono a filo. Cocteau: «una camera, un personaggio, l´amore, e l´accessorio banale delle camere moderne, il telefono». L´autore vorrebbe che l´attrice desse l´impressione di sanguinare, di perdere il suo sangue come una bestia azzoppata, per terminare l´atto in una camera piena di sangue. Nel Bell´indifferente”, conclude il regista, “si dispongono in altro modo gli stessi arredi, sullo stesso pavimento inclinato, collocando alcuni elementi di scena, porte, finestre e mantenendo visibili i muri del teatro. Si passa da un giorno che finisce a una notte rischiarata dai neon dell´esterno urbano. Le due pièce compongono la prova di una sola attrice ed esprimono la stessa denuncia di una donna sola”.

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